di Alessia Manganaro
Parlare di immigrazione oggi in Italia sembra inevitabile. Fra i tanti aspetti che si possono affrontare, la mia attenzione e' rivolta al rischio che il nostro paese si stia macchiando di violazione dei diritti umani.
Parlare di immigrazione oggi in Italia sembra inevitabile. Fra i tanti aspetti che si possono affrontare, la mia attenzione e' rivolta al rischio che il nostro paese si stia macchiando di violazione dei diritti umani.
Quanti di noi si sono chiesti quale sia la realtà che si vive all’interno dei CIE (Centri di identificazione ed espulsione), CARA (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) e CDA (Centri di accoglienza) in Italia? Un’indagine svolta da Medici Senza Frontiere nel 2009 ha mostrato come a più di dieci anni dall’istituzione dei centri per migranti in Italia, le condizioni al loro interno siano a mala pena adatte a soddisfare i bisogni primari. Dal rapporto di MSF cito:
“La gestione complessiva dei centri per migranti, sia dei CIE che dei CARA e dei CDA, appare in larga parte inefficiente. I servizi erogati sono spesso scarsi e scadenti e non si riesce di fatto a garantire una effettiva identificazione, protezione e assistenza dei soggetti vulnerabili che rappresentano una parte consistente (se non prevalente) della popolazione ospitata. [...] Tra i CIE, Trapani e Lamezia Terme andrebbero chiusi subito perché totalmente inadeguati a trattenere persone in termini di vivibilità. Ma anche in altri CIE abbiamo riscontrato problemi gravi: a Roma mancavano persino beni di prima necessità come coperte, vestiti, carta igienica, o impianti di riscaldamento consoni. [...] Nei CARA abbiamo rilevato invece servizi di accoglienza inadeguati. Il caso dei centri di Foggia e Crotone ne è un esempio: 12 persone costrette a vivere in container fatiscenti di 25 o 30 metri quadrati, distanti diverse centinaia di metri dai servizi e dalle altre strutture del centro. Negli stessi centri l’assenza di una mensa obbligava centinaia di persone a consumare i pasti giornalieri sui letti o a terra.”
Gia' allora gli operatori di MSF si erano trovati di fronte a un atteggiamento ostile da parte dei gestori, subendo limitazioni e dinieghi nell’accedere in determinate aree: emblematici i casi dei centri di Lampedusa e del CIE di Bari dove era stata negata dalla Prefettura l’autorizzazione a entrare nelle aree alloggiative. L'epilogo di questa storia nella famosa circolare 1305 dell'Aprile 2011, in cui il ministro Maroni formalizza il divieto per la stampa di documentare la realta' dei centri d'accoglienza, dichiarando che la stampa deve stare fuori dai centri "al fine di non intralciare". Chiamasi questo atto di censura?
In risposta, il presidente della Federazione nazionale stampa italiana, Roberto Natale, ha oggi annunciato una mobilitazione generale il 25 luglio affinche' il veto venga rimosso.
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Gia' allora gli operatori di MSF si erano trovati di fronte a un atteggiamento ostile da parte dei gestori, subendo limitazioni e dinieghi nell’accedere in determinate aree: emblematici i casi dei centri di Lampedusa e del CIE di Bari dove era stata negata dalla Prefettura l’autorizzazione a entrare nelle aree alloggiative. L'epilogo di questa storia nella famosa circolare 1305 dell'Aprile 2011, in cui il ministro Maroni formalizza il divieto per la stampa di documentare la realta' dei centri d'accoglienza, dichiarando che la stampa deve stare fuori dai centri "al fine di non intralciare". Chiamasi questo atto di censura?
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