di Giovanni Gruni
In questa estate così cupa, una delle iniziative più incisive e interessanti che si stanno sviluppando è certamente la promozione del Referendum sulla legge elettorale. Il Referendum è un’idea ottima per riformare il sistema politico coinvolgendo la società civile. E’ un’occasione per stimolare il dibattito su come gli italiani scelgono i propri amministratori e per riflettere tutti insieme, ancora una volta, su come scardinare il sistema partitocratico che tanto ingessa il paese. Ci sono una marea di ottime ragioni per abrogare l'attuale legge elettorale attraverso un Referendum, qui ne presenterò un paio.
La più prorompente, giustamente evidenziata del comitato promotore, è che nell’attuale sistema il cittadino non può esprimere alcuna preferenza sul candidato da eleggere. Per questo l’elezione nazionale della Camera e del Senato della Repubblica sono oggi una delega ai partiti a scegliere chi dovrà occupare la cariche di Senatore e Deputato. Tale meccanismo aumenta l’influenza dei potentati interni ai partiti che possono utilizzare l’assegnazione delle cariche come strumento di controllo verso frange intemperanti. Ciò blocca l’evoluzione del sistema verso un modello più aperto, trasparente e meritocratico. All’interno del Partito Democratico e del Popolo delle Liberta’ si stanno infatti levando voci dissonanti che chiedono strumenti democratici e trasparenti per scegliere i dirigenti locali e nazionali ed il candidato Presidente del Consiglio. Il ritorno alle preferenze darebbe all’elettorato il potere di premiare tali frange virtuose e sarebbe un contributo sostanziale per sbloccare il sistema. L’elettore potrebbe anche indicare soggetti particolarmente competenti che, all’interno del sistema partitocratico, fanno fatica ad emergere. La legge attuale invece offre ai dirigenti di partito una posizione di supremazia rispetto alla volontà popolare. Non diventa Senatore o Deputato il candidato preferito dall’elettorato, ma quello deciso dai vertici di partito. Tale situazione taglia completamente il rapporto tra eletto ed elettorato ed il parlamentare non ha alcuna base di riferimento che valuti il suo operato. Il sistema anzi incentiva i traffici interni poiché la carriera del politico dipende da un rapporto di fiducia con un dirigente di partito od un capocorrente che possa garantirne la rielezione.
Le bizzarre modalità di assegnazione dei seggi (un proporzionale puro con premio di maggioranza alla coalizione su base nazionale alla Camera e regionale al Senato) sono un altro elemento fortemente problematico. Questo è un sistema sclerotico che in quanto a stabilità e trasparenza produce il peggio del peggio. La legge permette infatti la sopravvivenza elettorale di partiti minuscoli purché siano alleati di uno dei due poli. In altre parole, chiunque ha un pacchetto di voti da offrire può bussare alla porta di uno dei due schieramenti e tentare un accordo. Prima delle elezioni si apre cosi', a livello nazionale come locale, la corsa a tessere più accordi possibili cercando disperatamente di accaparrarsi il premio di maggioranza. Questo è un incentivo a concludere accordi fra gruppi del tutto eterogenei che va a discapito della stabilità di governo. In più, i membri dei partiti hanno un forte incentivo a concentrarsi sulle alleanze elettorali piuttosto che sull’aspetto più importante: i programmi di governo!
Il dibattito parlamentare ha ampiamente dimostrato che gli attuali eletti sono incapaci di trovare un accordo sulla modifica della legge elettorale. Sono incapaci perché gli interessi di partito prevalgono, mancano gli incentivi a riformare il sistema e c’è disaccordo completo su un modello alternativo. Inoltre, alcuni partiti con elettorato altamente regionalizzato beneficiano dell’attuale legge elettorale in termini di rappresentazione in parlamento. In seguito alla situazione di stallo che si è creata il Referendum non è un’opzione, ma l’unica strada per obbligare il parlamento a ristabilire la pienezza del diritto di voto prima delle elezioni del 2013. Per questo spero che ogni cittadino si senta chiamato in prima persona alla sfida referendaria, firmi per la sua presentazione entro settembre e voti SI il prossimo giugno.
Sito del comitato promotore del Referendum:
This comment has been removed by a blog administrator.
ReplyDeleteThis comment has been removed by a blog administrator.
ReplyDelete