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Monday, 14 November 2011

Se non ora, quando? Buoni propositi per i prossimi 17 anni

di Martina Di Simplicio

In questi ultimi due giorni ho letto spesso che sarebbe finita un'era, quella di vent'anni di Berlusconismo in Italia che agendo grazie al monopolio di fatto dei mezzi di comunicazione ha trasformato il paese e congelato lo spirito di cambiamento che sembrava segnare la fine della Prima Repubblica. Per il momento, però, il potere sui media e la maggioranza parlamentare di Berlusconi rimangono quasi immutati e sopratutto Berlusconi non è stato sconfitto dall politica, né viene sostituito dalla politica. Ci sarebbe quasi da essere sconfortati, domandandosi cosa ci resta da fare allora come cittadini di un paese democratico per influire sul suo corso quando poi le forze davvero influenti sono altrove. Invece voglio pensare che questa possa essere o forse debba essere un'occasione per riprendersi il paese - e non parlo di riprendersi il paese "a sinistra" perché fin'ora c'era stato un governo di destra.

In effetti credo che nel mondo, seppur in mezzo a molte contraddizioni e frenate, ci siano ultimamente continui tentativi dei cittadini di ritrovare spazi di iniziativa e di influenza sui processi decisionali della politica e dell'economia. Sopratutto, credo che sarebbe il momento di riprendersi l'Europa, che dieci anni fa sognava una costituzione e adesso ha completamente smarrito il senso di sé, senso che non può essere dato solo dalla necessità di un sistema di tassazione comune. Ma sto divagando, per adesso rimaniamo sull'Italia e fingiamo di poterla pensare separata dal resto.

Italia paese ingiusto e ingessato dal punto di vista generazionale, paese che spreca le sue risorse umane, paese che manca di spazi di opportunità e libertà (di movimento, di formazione, di ricerca, di impresa, di lavoro, di convivenza ecc. ecc.). Paese che così è rimasto anche perché in tanti abbiamo lamentato di essere troppo stretti e troppo ricattabili dalle maglie del sistema, troppo vulnerabili per non pensare prima a "sopravvivere" (in senso più o meno metaforico). Poi forse anche i troppo vulnerabili hanno toccato il fondo dello sconforto e dell'umiliazione di fronte all'ennesimo contratto precario fasullo, all'ennesimo privilegiato o raccomandato incapace che passa avanti, all'ennesima inefficienza amministrativa che va impunita e perfino nei partiti si è alzata qualche voce di dissenso interno.

Allora facciamo in modo che sia l'ultima volta che siamo umiliati perché sembra che a riassestare l'Italia può essere solo qualcuno che non abbiamo eletto. Prepariamoci a riassestarla noi, davvero, non nelle finanze ma nei suoi problemi strutturali. Mettiamoci in gioco anche a partire da sensibilità politiche diverse, affinché la politica si rinnovi (ri)fondandosi sull'impegno civile collettivo, sull'alternanza del potere e sul senso di responsabilità, che vogliono dire anche affrontare i problemi del paese a partire dalla conoscenza dei dettagli, della competenza nel merito, del buon senso e non con l'obiettivo di compiacere tutte le parti in causa. Chiunque abbia uno spazio di conoscenza ed esperienza da offrire lo metta a disposizione e si metta in gioco. Le liste di candidati e i loro programmi tra un anno saranno fondamentali ma solo se avremo provato a costruire un percorso che ci ha coinvolto nell'identificarne i nomi e definirne i contenuti. Quindi prendiamo a spallate i partiti e tutti i soggetti della politica tradizionale, entriamoci dentro, parliamo, scriviamo, chiediamo conto, alziamo la posta, inventiamoci forme di intervento, diamo coerenza alle lamentele di tanti anni. [Prometto di chiedere lo scontrino fiscale ogni volta che torno in Italia.]

Potrebbe essere divertente essere coraggiosi e sfacciati. E non mi dite che adesso non avete tempo. Se non ora, quando?

3 comments:

  1. Sono perfettamente d'accord, brava. Valeria

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  2. Concordo su tutto...
    Quello che sta succedendo mostra che i partiti in Itali sono morti. Per loro ammissione implicita si dice, se c'e crisi serve un governo serio fatto di gente competente. Ammettendo in un certo senso che chi e' competente non sta dentro i partiti...
    Giorgio Corona da Messina

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  3. http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/11/15/visualizza_new.html_639233682.html

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