di Simone Falco
Parata del 2 giugno si, parata del 2 giugno no.
Questa parata non si sa di preciso quanto costi (1, 3, 10 milioni, ognuno dice la sua) peró una cosa é certa: il sentimento popolare, sull’onda dell’antipolitica dilagante, vorrebbe che questi soldi venissero destinati alle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia.
Sentimento nobilissimo quello di voler aiutare persone in difficoltá, ma qualcuno si é fermato a pensare come verranno spesi i soldi della parata? Non so di preciso come funzioni ma sono sicuro che non ci saranno pire di banconote bruciate ai bordi della strada... molto piú probabilmente verranno utilizzati per pagare autotrasportatori che porteranno le attrezzature sul posto, operai per allestire gli spalti, ristoratori etc... Senza parlare di tutti i negozianti della zona che beneficeranno della straordinaria affluenza di persone in occasione della parata.
Tutta gente che svolge onestamente il proprio lavoro, e che magari conta su quegli introiti che gli sono stati promessi. Magari ha anche fatto un investimento in vista di una commessa cosí grande (un furgone piú grande, dei lavoratori alla giornata, una scorta di mozzarelle)...
Vogliamo veramente che siano loro a pagare?
Credo che prima di sparare a zero su sprechi e su possibili utilizzi alternativi delle risorse bisognerebbe fermarsi un attimo a pensare. In questo momento l’Italia non ha bisogno di tagli irrazionali ed estemporanee manifestazioni di generositá, ha disperato bisogno di razionalitá e pianificazione. Di capire come mai scosse che altrove fanno cadere solo qualche cornicione nel nostro paese si tramutino sempre in clamorosi disastri, di trovare le vere falle della pubblica amministrazione e di scovare chi non paga le tasse cosí da tartassare meno quelli che le pagano ad esempio!
Altrimenti si fa come fece Berlusconi quando decise (con abile mossa di marketing) di spostare all’ultimo minuto il G8 dalla Maddalena a l’Aquila, bruciando in un colpo solo decine, se non centinaia, di migliaia di euro di investimenti di persone che contavano sull’evento per rilanciare le proprie attivitá!
Caro Simone,
ReplyDeleteCancellare la parata del 2 giugno e' un semplice atto di rispetto nei confronti delle popolazioni colpite da un evento inaspettato e devastante, anche solo da un punto di vista psicologico. Non e' populismo e antipolitica dire che anche 100 euro risparmiati sarebbero una gran cosa per l'Emilia, anche solo in principio. E' puro e semplice rispetto. Festeggiare la Repubblica e' importantissimo, ma fermarsi un momento in segno di vicinanza lo e' altrettanto. Se muore un parente molto stretto, tutto e' come sempre? No mi pare. Uguale e' per l'Italia, l'Emilia e' una parte molto importante dell'Italia, l'Emilia e' stata colpita molto gravemente, e che le istituzioni facciano un parata che festeggi qualsiasi cosa in questo momento non lo trovo rispettoso in principio. Mi dispiace un sacco per i poveri negozianti di Roma che si sono preparati, ma sono certa che non avrebbero comunque problemi a smaltire l'investimento fatto, Roma rimane comunque una grande citta' turistica. Pensa invece che in paese come Cavezzo, nella provincia di Modena, puo' riaprire un negozio su trenta. E poi, ribadisco, non e' tanto per i soldi, che va bene, sono gia' stati spesi (immagino pero' se ne possano sempre risparmiare, ad esempio sulle forze extra di polizia per la giornata particolare, mi viene da pensare) ma quanto per una forma di rispetto sottile. Ormai pero' e' vero, inutile parlarne.
Elisa Corradi
Cara Elisa,
ReplyDeletel'intento del mio post non era affatto di entrare nel merito della questione, ma solo di dire che serve ragionare più con la testa e meno con la pancia!
Volevo mostrare la pericolosità di affermazioni superficiali come: "annulliamo la parata per dare tutti i soldi all'Emilia", perché nella foga di colpire le istituzioni a favore di chi indubbiamente ha bisogno di aiuto, si finisce a colpire dei lavoratori che non hanno nessuna colpa.
Sicuramente l'Emilia è una parte importantissima dell'Italia, e condivido che chi é stato colpito possa vedere i festeggiamenti come una beffa dopo il danno subito. Però non posso condividere l'idea che i negozianti di Roma (ma io penso anche agli operai che hanno montato palchi e spalti ad esempio) dovessero essere penalizzati per qualcosa del quale non hanno colpa. Per come la vedo io uno stato non può e non deve colpire una parte della popolazione solo perché in quel momento è più comodo. In un momento di emergenza come quella causata dal terremoto io sono più favorevole a tassare l'intera popolazione nel principio della solidarietà piuttosto che tagliare con l'accetta dove viene facile colpendo un po' a casaccio!
Io poi non sono neanche di Roma, quindi non so dirti se tutti quelli che hanno lavorato per la parata se la sarebbero cavata lo stesso, ma dato il momento di crisi non ci metterei la mano sul fuoco...
Ovviamente va da se che la cosa migliore sarebbero dei tagli agli sprechi razionali e mirati, ma questo è un discorso che meriterebbe svariati post a parte!
Sul rispetto poi, ognuno sicuramente dirà la sua. È un argomento talmente delicato che non me la sento di affrontare in poche righe perché potrei creare facili fraintendimenti. Dico solo che, se fossi stato a Roma ieri, non sarei andato alla parata. Però sarebbe stata una scelta personale e non avrei gradito se questa scelta fosse stata imposta a tutti!
Simone