di Paolo Falco
La manovra
finanziaria di mezz’Estate è stata ancora una volta accompagnata da un
dibattito politico rissoso e grossolano, che ha offuscato i limiti ‘tecnici’
delle soluzioni proposte. Il Paese si è frantumato in fazioni contrapposte che
hanno levato gli scudi per difendersi dalla scure di uno Stato aguzzino pronto
a colpire alla rinfusa pur di risanare i propri conti: imprenditori contro
impiegati pubblici, medici contro pensionati, politici contro ordini
professionali, hanno tutti fatto la voce grossa, e in pochi si sono chiesti se
esistessero soluzioni tecniche di maggior efficacia per risolvere il problema
del debito pubblico.
A mio avviso,
il limite fondamentale della manovra è proprio il suo carattere punitivo, che
in un Paese in cui i sistemi di controllo sono deboli e spesso corrotti, non
riesce a stimolare comportamenti virtuosi, e finisce per innervosire il
dibattito. Analizziamo un esempio concreto: l’evasione fiscale. Ci siamo domandati
per mesi come meglio colpire gli evasori, senza chiederci come potremmo
incentivare il pagamento delle tasse rendendolo ‘conveniente’. Non
fraintendetemi, è giusto punire chi evade, ma una punizione che interessa fasce
tanto ampie della popolazione come nel nostro Paese perde automaticamente di
credibilità, e si reduce a un proclama privo di sostanza. Mi chiedo, quindi, se
non sia più sensato affrontare il problema dalla prospettiva opposta, e
chiedersi come si possa stimolare il pagamento delle tasse sostituendo la
lontana prospettiva di punizioni draconiane con incentivi economici forti. No, non
sto per proporre un condono, e tantomeno di abbassare le aliquote; vi propongo,
invece, un’idea che cerca di utilizzare le tasse stesse come fonte di incentivi
virtuosi e motore del cambiamento.
L’idea è
semplice: rendere l’IVA parzialmente deducibile dalle tasse per tutti i
cittadini. In altre parole, così come già avviene per imprese e professionisti
che acquistano beni ‘intermedi’, l’IVA su servizi e beni ‘finali’ potrebbe
essere parzialmente rimborsata al consumatore. In questo modo si incentiva il
cittadino a pretendere che qualsiasi pagamento per beni o servizi acquistati
venga regolarmente registrato, in quanto solo attraverso transazioni regolari e
certificate da ricevute fiscali l’IVA può essere rimborsata.
Starete già
pensando che un sistema del genere prevedrebbe costi di gestione enormi, in
quanto ai consumatori toccherebbe registrare tutte le proprie spese ai fini
della dichiarazione dei redditi e lo Stato dovrebbe farsi carico di
supervisionare una mole enorme di transazioni. Fortunatamente, siamo nell’era
digitale, e un meccanismo come questo può essere facilmente gestito attraverso
i sistemi di pagamento elettronici già esistenti. Certo, in Italia le
transazioni in contanti sono ancora molto più diffuse che in altri paesi di
reddito simile, quale ad esempio la Gran Bretagna, ma la forza di questa
proposta sta proprio nello stimolo che creerebbe verso la progressiva
digitalizzazione dell’economia, rendendosi quindi sempre meglio gestibile nel
tempo. Come? Semplice domanda e offerta. Con l’introduzione della
rimborsabilità dell’IVA diventa molto più conveniente per il consumatore fare
uso di transazioni elettroniche, che registrano automaticamente tutti gli
acquisti effettuati ai fini di chiederne un parziale rimborso allo Stato
(l’alternativa sarebbe dover conservare ogni singolo scontrino cartaceo e
allegarlo alla dichiarazione dei redditi!). All’aumento della richiesta di
pagamenti elettronici da parte dei consumatori seguirebbe l’offerta di esercizi
commerciali e liberi professionisti che pur di accontentare i propri clienti
sarebbero incentivati a regolarizzare, attraverso il pagamento elettronico,
transazioni che altrimenti avverrebbero in nero. Le banche, dal canto loro, pur
di carpire la crescente domanda di servizi digitali sarebbero incentivate ad
offrire soluzioni sempre più a buon mercato (in Gran Bretagna, ad esempio, dove
i pagamenti digitali sono molto più diffusi che nel nostro Paese, conti in Banca
e carte di credito non hanno alcun costo di gestione già da molti anni). E nel
lungo periodo un Paese con meno contante diventa un paese più facile da
monitorare, in cui le transazioni in nero sono sempre più rischiose e quindi
meno diffuse.
Per poter
essere parzialmente rimborsata, l’IVA andrebbe prima aumentata, ma grazie al
successivo rimborso i consumi non verrebbero disincentivati. Commercianti e
aziende possono quindi stare tranquilli. Ovviamente, l’ammontare deducibile
andrebbe definito con l’obiettivo di minimizzare distorsioni e inefficienze; e
il sistema andrebbe calibrato in modo da ridurre al minimo i guadagni degli
evasori più incalliti, pronti ad offrire prezzi inferiori a chi accetta di
pagare in nero.
In parte per
ragioni storiche, molti Italiani percepiscono le tasse come un’imposizione
ingiusta da parte di uno Stato incapace di offrire i servizi per finanziare i
quali le impone. Occorre trovare soluzioni efficaci per sopperire al problema,
che tengano seriamente in considerazione gli incentivi economici dei cittadini.
Continuare a minacciare punizioni poco credibili non ha funzionato e molto
probabilmente non funzionerà.
L’idea è solo
abbozzata e non ho ancora avuto modo di studiarne i limiti, che senza dubbio esistono.
Occorrerebbe ad esempio capire come un sistema del genere potrebbe
distorcere i consumi e creare inefficienze, e come lo si potrebbe rendere
compatibile con i principi della tassazione progressiva ai fini della
redistribuzione del reddito. Aspetto i vostri commenti!
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Interessante ma si scontra con la cultura imperante che è intelligente chi non paga le tasse.
ReplyDeleteLa deducibilità dell'iva la ottieni subito da un artigiano quando ti propone un prezzo più basso senza fattura.
Invece la burocrazia del fisco ti impone dei tempi lunghi per i Rimborsi.
La vera crescita economica la puoi ottenere solo con una vera riforma della P.A ,del fisco e della giustizia civile.
Attualmente lo stato èvisto come un nemico dai cittadini
Perchè anche se sa di avere ragione difficilmente potrà
Avere in tempi giusti una sentenza a suo favore.Questo alimenta sfiducia nello stato ed incentiva l'evasione fiscale.
Just to make sure I got this correct. Do you suggest a partial reimbursement of VAT as an incentive for ppl to ask for receipts in their transactions? If so, such a measure could fall for the following problem.
ReplyDeleteTypically, the customer does not ask for a receipt and, as a result, they are given a lower price for the product or service they acquire. E.g. if VAT is 10% and the product costs 110, you could have it for about 100 without receipt. What you suggest is increasing the price, e.g. to 115 and reimburse 5. But this will mean the costumer pays 110, which is the old price and in any case more than the 100 they can get in a hassle-free manner...
@ Nikos:
ReplyDeleteSpot on, but what I really have in mind is increasing VAT by 5 and giving back more than 5 to consumers (which, I now realise, means that you can do without the increase in the first place). This would reduce the margin businesses can offer to consumers who accept not to get a receipt (as you pointed out), making it less worthwhile to evade taxes. Essentially, the principle is the same as reducing taxes to make them less burdensome to pay, but with the added mechanism of rebate that creates a high-powered incentive for consumers to ‘enforce’ the system.
Of course, this would mean that the State effectively makes less on the VAT it currently receives, but it would make more overall if this induces more people to pay it. I admit this last statement is pure speculation and I should say it in the article. It is well possible that the numbers would not square for Italy; I am not an expert in the field and I do not know the details of studies that try to estimate how tax evasion reacts to different tax rates (I wonder if there even are any good ones for our Paese).
The system is no panacea of course. Only some people would find it convenient to comply and a proper implementation should look at credible estimates of the elasticity of tax evasion to calibrate the system in a way that maximises revenues for the state.
As Anonymous has already pointed out, the only real solution to the problem of tax evasion is probably an enhancement in the credibility of the State that would convince citizens of the benefits of paying taxes, coupled with other measures to increase civic awareness. Such changes, though, need to be triggered somehow, and I am wondering if a proposal like this could kick off some kind of snowballing effect. As the first people are induced to pay taxes by the reform, it ‘might’ be possible that more and more follow suit, and the general culture changes in the process. Of course, this is a big ‘might’ and it again depends on the specifics of the country.
Una buona idea, ma valida soprattutto sul piano dell'immagine (non necessariamente da intendersi in senso negativo). In quest'analisi mancano alcune informazioni che si rivelerebbero utili, e che sospetto possano trovarsi da qualche parte sul sito dell'Agenzia delle Entrate:
ReplyDelete1) qual'è l'impatto delle entrate fiscali garantite dall'IVA sulle entrate fiscali nel loro complesso? Diciamo un terzo del totale? E' comunque un dato di una certa rilevanza, che sarebbe meglio fornire in questa analisi.
2) nella gran parte dei casi in cui le spese comportano cifre ingenti (telefonino, spesa al supermercato, automobile, televisore, etc.) l'IVA di solito si paga, sia perché i grandi rivenditori preferiscono correre meno rischi fiscali rispetto ai piccoli esercenti o ai liberi professionisti, e anche perché questo permette al consumatore di usufruire dei benefici di garanzia. Ora, io non conosco l'impatto di queste spese *grosse* sul totale delle spese di una famiglia media (diciamo, anche in questo casi, un terzo del totale?), ma certo quelle corrono poco rischio di evasione fiscale. Il rischio maggiore avviene in tutti quegli esercizi che offrono beni di costo minore (panetterie, bar, giusto per fare degli esempi), o per servizi offerti da liberi professionisti. In questi casi l'evasione è certamente più facile, e nel corso di un anno un panettiere o un architetto disonesto possono evadere somme anche piuttosto ingenti.
3) una politica come quelle proposta in questa analisi potrebbe anche comportare che esercenti poco corretti si adattino sì forzosamente al nuovo regime, ma che si rifacciano poi alzando i costi, sicché a pagarne le conseguenze sarebbero i consumatori. Certo, ci si potrebbe aspettare anche che il consumatore poi si rivolga a un altro esercente magari più corretto, ma non è detto che a) un esercente più corretto sia reperibile a distanze convenienti b) il consumatore sia consapevole dell'aumento sul prezzo, o scelga di accettarlo, per quanto di malanimo c) gli esercenti non finiscano per accordarsi per alzare i prezzi tutti assieme.
Concludendo, l'idea proposta è giusta ed encomiabile, ma sorge il sospetto che affronti un problema, se non marginale, comunque non centrale del problema dell'evasione fiscale. Indubbiamente, però, sarebbe un primo passo. Resta però una domanda: ammesso che questo problema sia marginale (magari mi sbaglio io), quali sono allora i veri flagelli dell'evasione fiscale?
Buon lavoro.
Il fenomeno dilagante dell'evasione e dell'elusione fiscale è dovuto all'eccessiva imposizione fiscale che ormai non riesce più a spremere alcunchè. Questo dopo che si è quasi distrutto il sistema economico e produttivo del paese e dopo che questo governo ha messo le mani su quasi tutte le risorse sfruttabili.
ReplyDeleteA questo si aggiunge la tassa occulta della confisca inflazionistica operata dalla banca centrale tramite il deprezzamento costante, e poco visibile, del denaro.
Bisogna eliminare prima tutte queste cause e poi pensare tecnicamente a come ridurre l' evasione fiscale .
E' chiaro che se però poi la discussione resta qui a languire...
ReplyDeleteMi scuso per l'assenza prolungata (dovuta a una tesi di dottorato appena finita...).
ReplyDeleteSono il primo a riconoscere che la proposta avanzata ha bisogno di numeri, e inviterei i lettori piu' esperti ad offrire il loro parere.
In particolare, concordo pienamente sull'importanza di definire quanto e' importante l'evasione dell'IVA, rispetto ad altre forme di evasione fiscale.
In attesa di riuscire a documentarmi a fondo, ho suggerito alla redazione di FONDERIA che uno dei nostri dibattiti futuri sia proprio sull'Evasione Fiscale, analizzandone in dettaglio le 'forme' e le potenziali soluzioni.
Se tra i lettori ci fosse qualcuno interessato a partecipare al dibattito, o a fare da relatore, contattateci!
A presto e grazie per gli spunti!
Paolo
Concordo pienamente sulla proposta.
ReplyDeleteRiterrei opportuna una sua applicazione progressiva nell'arco di alcuni anni e per categorie di spesa. Per esempio alcune spese come interventi edilizi e riparazioni o migliorie sulla prima casa potrebbero essere introdotte immediatamente, mentre altre in via progressiva negli anni.
L'IVA a credito potrebbe non essere rimborsata ma utilizzata a scalare sull'IRPEF.
Bravi! Apprezzo molto la vostra iniziativa.
Temo che una delle migliori - o peggiori - qualità degli italiani sia la furbizia. Quindi, anche cambiando il sistema l'italiano medio troverà un modo di aggirare il problema e guadagnare qualche soldo in nero in altro modo. La vera questione è: come fare a cambiare la mentalità degli italiani? Come fare a convincerli che il più intelligente non è il più furbo o chi riesce a farla franca, ma chi lavora sodo e s'impegna per sè e per la propria comunità? Non so se ricordate i bei tempi della scuola, quando copiare era un vanto e una facile soluzione per tirare avanti... Ebbene, se cresciamo i nostri figli in questo tipo di mentalità non otterremo mai un cambiamento. Promettere sempre più soldi o vantaggi e sgravi fiscali porta semplicemente a richiedere di più. E di più, e di più ancora. Non ne avremo mai abbastanza. Dobbiamo invece rieducare l'Italia, a cominciare dalle nuove leve, ma non dimenticando i furboni più anzianotti.
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