di Emanuele Ferragina
La Conferenza dei giovani imprenditori di Confindustria ha proposto spunti di riflessione interessanti.
Dalla necessita' di ripartire dal livello locale per migliorare l'immagine e rendere piu' efficiente la politica (vedi i bei interventi di Cattaneo sindaco di Pavia e Zedda sindaco di Cagliari), alle belle storie di imprese che innovano e generano occupazione, dalla voglia di riscatto e cambiamento di molti imprenditori meridionali, alla consapevolezza finalmente condivisa che in Italia occorre detassare il lavoro e tassare di piu' i patrimoni. Pero', c'e' sempre un pero'. Ho notato un'eccessiva autocommiserazione, una voglia matta di dire che tutto va male perche' la politica e lo stato non funzionano.
Credo che in realta' occorra in giornate come questa interrogarsi su quello che collettivamente abbiamo fatto come cittadini, come sistema industriale, come politica negli ultimi trent'anni. Non guardare solo alle macro cause, che possono essere invertite nel lungo periodo, ma riflettere su quello che a partire da oggi possiamo fare.
Non casualmente il mio intervento si e' largamente ispirato al pensiero di Kennedy nella sua campagna presidenziale di cinquanta anni fa.
Non chiedetevi cosa l'Italia possa fare per gli italiani, ma chiedetevi che cosa come Italiani possiamo fare per l'Italia.
Questo e' lo spirito della nostra Fonderia !
Il mio intervento si e' articolato su quattro punti (vedi qui).
1. Cambiamo la logica del confronto. Invitiamo i politici, ma creiamo occasione di vero confronto. Lasciamoci alle spalle i dibattiti ingessati di questo paese. Basta retorica e piu' confronto.
2. Basta con la retorica dei cervelli in fuga, il problema vero e' che il nostro paese non attrae nessuno ! Viaggiare educa, ma occorre che per ogni italiano che va all'estero ci sia uno straniero qualificato che viene in Italia, cosi come succede in Francia e Germania.
3. Basta lamentarci dello stato che non investe in ricerca, le imprese fanno ancora meno !
4. Solo aiutando chi perde nel gioco della competizione possiamo migliorare la qualita' del capitale umano.
Poi all'indomani del mio intervento ho ricevuto questa mail su facebook:
"Non voglio dirti grazie né bravo. Voglio solo dirti: ancora! Ancora! Ancora! Perché da spunti così nascono 'rivolte' intellettuali necessarie a riscattare l'immagine del Sud. Emanuele Ferragina, ancora!"
e la giro a tutti noi... Ancora! Ancora! Siamo solo all'inizio...
Alcuni link:
La Conferenza dei giovani imprenditori di Confindustria ha proposto spunti di riflessione interessanti.
Dalla necessita' di ripartire dal livello locale per migliorare l'immagine e rendere piu' efficiente la politica (vedi i bei interventi di Cattaneo sindaco di Pavia e Zedda sindaco di Cagliari), alle belle storie di imprese che innovano e generano occupazione, dalla voglia di riscatto e cambiamento di molti imprenditori meridionali, alla consapevolezza finalmente condivisa che in Italia occorre detassare il lavoro e tassare di piu' i patrimoni. Pero', c'e' sempre un pero'. Ho notato un'eccessiva autocommiserazione, una voglia matta di dire che tutto va male perche' la politica e lo stato non funzionano.
Credo che in realta' occorra in giornate come questa interrogarsi su quello che collettivamente abbiamo fatto come cittadini, come sistema industriale, come politica negli ultimi trent'anni. Non guardare solo alle macro cause, che possono essere invertite nel lungo periodo, ma riflettere su quello che a partire da oggi possiamo fare.
Non casualmente il mio intervento si e' largamente ispirato al pensiero di Kennedy nella sua campagna presidenziale di cinquanta anni fa.
Non chiedetevi cosa l'Italia possa fare per gli italiani, ma chiedetevi che cosa come Italiani possiamo fare per l'Italia.
Questo e' lo spirito della nostra Fonderia !
Il mio intervento si e' articolato su quattro punti (vedi qui).
1. Cambiamo la logica del confronto. Invitiamo i politici, ma creiamo occasione di vero confronto. Lasciamoci alle spalle i dibattiti ingessati di questo paese. Basta retorica e piu' confronto.
2. Basta con la retorica dei cervelli in fuga, il problema vero e' che il nostro paese non attrae nessuno ! Viaggiare educa, ma occorre che per ogni italiano che va all'estero ci sia uno straniero qualificato che viene in Italia, cosi come succede in Francia e Germania.
3. Basta lamentarci dello stato che non investe in ricerca, le imprese fanno ancora meno !
4. Solo aiutando chi perde nel gioco della competizione possiamo migliorare la qualita' del capitale umano.
Poi all'indomani del mio intervento ho ricevuto questa mail su facebook:
"Non voglio dirti grazie né bravo. Voglio solo dirti: ancora! Ancora! Ancora! Perché da spunti così nascono 'rivolte' intellettuali necessarie a riscattare l'immagine del Sud. Emanuele Ferragina, ancora!"
e la giro a tutti noi... Ancora! Ancora! Siamo solo all'inizio...
Alcuni link:
- Testo finale e articolo di Roberto Napoletano sul mio intervento
- Articoli del Corriere della Sera e della Repubblica sulla Conferenza dei giovani imprenditori di Confindustria
bene Emanuele, e grazie.
ReplyDeletevito
Caro Emanuele,
ReplyDeleteio ci tengo a precisare una cosa che riguarda i cervelli in fuga.
Non vogliamo dimenticare tutti i nostri carissimi amici meridionali che lasciano le loro case a 18 anni per studiare nelle universita' del Nord, e a casa non tornano piu'.
Questi sono cervelli incatenati, il cui sforzo non e' sempre riconosciuto.
Ti parlo da emigrato in Inghilterra. Mi piacerebbe raggiungere una certa empatia con gli italiani che si trovano nella mia stessa condizione, ma in Italia
Ale come ben sai credo anche io che dovremmo parlare di piu' e piu' spesso degli 'immigrati interni al sistema'...lo penso da ricercatore e da meridionale...
ReplyDeleteEmanuele